Ciao caro, come va?
Ciao caro, come va?
Il mondo è impazzito, vero?
Sembriamo tutti in cerca di qualcosa.
In continua ricerca. In continua produzione. In una specie di isteria collettiva che ci spinge a fare, creare, costruire, correre.
E la cosa più assurda è che spesso lo stiamo facendo per scappare proprio da quella produzione che ci sta consumando.
Molti di noi sognano di mettersi in proprio, di costruire qualcosa di indipendente, di uscire da certi meccanismi. Ma a volte ho l’impressione che stiamo cercando di combattere il marciume dall’interno di un sistema che sta già marcendo.
È come una macchina difettosa che tenta di riparare sé stessa continuando a girare.
So che puoi capirmi.
Soprattutto se lavori nell’astratto. Se lavori nel digitale. Se produci cose che non hanno una forma concreta, che non puoi toccare con mano alla fine della giornata.
E allora mi chiedo: cosa stiamo facendo?
Perché stiamo lavorando così tanto?
Perché produciamo sempre di più per riuscire, un giorno, a scappare dalla frenesia e rifugiarci nella natura, nel comfort, in una vita più lenta, più umana?
La contraddizione è evidente.
Per arrivare a quel traguardo stiamo spesso distruggendo proprio ciò che vorremmo raggiungere. Consumiamo il nostro tempo, la nostra attenzione, la nostra salute. Consumiamo l’ambiente che immaginiamo come rifugio finale.
E allora perché non partire da lì?
Perché invece di ammazzarci di lavoro per goderci la natura in futuro, non iniziamo a goderci la natura adesso?
Perché non smettiamo di inquinare le nostre menti con questa corsa continua?
Forse dovremmo ricominciare a respirare arte.
Dovremmo ricominciare a respirare bellezza.
Dovremmo tornare a vivere di comunità, di relazioni, di presenza.
Eppure stiamo facendo esattamente il contrario.
Distruggiamo ciò che conta davvero e, mentre lo distruggiamo, continuiamo a cercare nuove soluzioni per risolvere i problemi che noi stessi abbiamo creato.
Ma la storia dell’umanità sembra raccontare sempre la stessa cosa.
L’uomo individua un problema.
Crea una soluzione.
Poi scopre che quella soluzione ha generato conseguenze che non aveva previsto.
E allora crea una nuova soluzione.
Che genera nuovi problemi.
E il ciclo continua.
Mi viene in mente ciò che racconta Yuval Noah Harari in Homo Deus: la storia umana è piena di tentativi di risolvere problemi senza riuscire a prevedere davvero il prezzo delle conseguenze.
E allora torno alla domanda iniziale.
Tutto questo a cosa serve?
Nietzsche scriveva che l’esistenza dell’uomo è giustificata solo come fenomeno estetico.
Se è così, allora forse la risposta è più semplice di quanto crediamo.
Rifugiamoci nell’estetica.
Rifugiamoci nella bellezza.
Nella natura.
Nell’arte.
Nelle persone.
Perché tutto ciò che di più bello esiste al mondo, in fondo, lo abbiamo già.
Forse non dobbiamo costruire altro.
Forse dobbiamo semplicemente ricordarci di guardarlo.
Unisciti a questa ricerca.
Cerchiamo insieme una strada diversa.
Aiutiamoci.
Possiamo uscire da questa gabbia malata.
Possiamo scendere da questa ruota per criceti impazzita.
Possiamo smettere di alimentare questa isteria collettiva.
E possiamo tornare, finalmente, a vivere.